Marcello Specchio è nato a Pescara.Vive ed opera a Montesilvano (PE).
Dopo il conseguimento del Diploma di Geometra, ha frequentato la Facoltà di Scienze Politiche a Teramo. Ma la sua passione è sempre stata la pittura. Ha tenuto mostre personali in tutto il mondo.Le sue opere figurano in numerosi musei e collezioni private. La sua figurazione è “La Donna”, quale allegoria della vita, misteriosa e seducente. La tecnica è passata dall’olio all’acrilico, alle tecniche miste, ai murales, alle performances, alle opere a quattro mani.
Recensioni:
Quotidiani e riviste
Il Messaggero, Il Corriere della Sera, Il Centro, Praxis, Catalogo Generale Pittori Contemporanei, Art’è, Il mattino, Flash Art, Rai Tv.
Hanno scritto di Lui:
A.Solmi, F. Zeri, L.Strozzieri, V.Centorame,A. Bevilacqua, L. Bertacchini, G. Bonura, D.Maraini, R. De Grada, E. Margonari, V. Roncisvalle, G. Romiti..
Mostre personali e presenze recenti:
2000
Montesilvano (Scuola Elementare)
2001
Castel di Sangro – Museo della Maddalena;
Castelvecchio Subequo – Palazzo Castellato.
2002
Montenero;
Valcocchiara (IS) - Museo Civico;
Scontrone (AQ) – Museo Civico;
Pietrabbondante (IS) – Museo Civico;
Scontrone (AQ) – Realizzazione di un murales;
Pineto (TE) – Sala Polifunzionale;
Ortona (CH) – Iperarte;
Francavilla al Mare (CH) Hotel Residence Villa Maria;
2003
Pineto (TE) – Arte in pineta;
Pescara – Hotel Promenade;
Pescara – Strada Parco;
Chieti –Meseo Barella;
Iesi – Museo Pinocchio.
“MARCELLOSPECCHIO:I LINEAMENTI CATARTICI DELLA DONNA”
di Leo Strozzieri.
La vocazione quasi monotematica della donna, chiaramente documentabile nella pittura di Marcello Specchio fin dalle sue prime prove, trova la sua giustificazione nel disegno etico che da sempre l’artista persegue: quello cioè di purificare e purificarsi attraverso l’ascesa, trattando il tema femminile, dal sensibile allo spirituale. Senza tralasciare il perimetro terrestre, immanente, coltivato con una sapiente semplificazione delle forme anatomiche dei volti femminili, Specchio ci propone visioni stilnovistiche rafforzate da un’invidiabile freschezza coloristica per lo più di indirizzo timbrico. Ne scaturiscono apparizioni fluttuanti tra realtà e sogno, quest’ultimo mai tormentato o angosciante,ma di inesausta fragranza, come si conviene ad uno spirito nobile. Si diceva dell’impegno etico, tanto più apprezzabile ove si pensi all’uso che dell’immagine della donna viene oggi fatto nei mass-media e particolarmente nel settore pubblicitario ove l’insistenza sul dato sensoriale è davvero esasperato/esasperante, a discapito dio quelle radici spiritualistiche che la grande tradizione rinascimentale ci ha tramandato come preziosa eredità a cui attenersi, pena la cancellazione dei valori umanistici. Se tutta la pittura di questo valido artista abruzzese trae linfa da queste virtualità spiritualistiche che egli riesce a percepire della donna, a costo anche di apparire anacronistico, ne consegue che i suoi sogni e le sue visioni riportate sulla tela più che dalla realtà sono alimentate da una sorta di trasmutazione fantastica di essa in sostanziale sintonia con il proprio ordine mentale. Egli realizza ciò con l’uso di un medum di tipo strutturale, le tessere timbriche, dal momento che l’icona è frutto di una pluralità di concorrenza di queste tessere giustapposte con sapienza costruttiva.
Ecco proprio la timbricità quasi serigrafia dei suoi lavori entro un elementare disegno formativo di immagini e scene permette a Specchio di sottrarsi ad un filone naturalistico di pittura abruzzese contemporanea che annoverata gli altri Gigino Falconi, Gaetano Memmo, Antonio di Fabrizio, Dante Simone, Luciano Primavera ed altri ancora. Le sue prove, quindi, risultano più sintetiche, quanto abbreviate pittoricamente; più purificate sotto l’aspetto strutturale e sognanti rispetto alla descrittività degli autori sopraccitati, alcuni dei quali non disdegnano intimi rapporti tra l’arte e l’impegno sociale. La particolare componente di essenzialità mi sembra dimostri più ancora che un tentativo di superare la rappresentazione della realtà, un orientamento di sintesi nell’impostazione dell’immagine.
Altro punto caratterizzante la sua ricerca pittorica è rappresentato dal costante suo indugiare in prospettive metafisiche, dacchè la dissolvenza iconica che rende enigmatica l’idea stessa della figura, sganciata dal dominio fisico, molto spesso spinta fino all’evanescenza, ponendo in essere un vero spaesamento temporale; la quasi inafferrabilità dell’immagine e l’instabilità percettiva che ne deriva sono proposte immaginifiche di un mondo “oltre”, lasciato semplicemente intuire da una musicalità cromatica fatta di accordi lievi e sussurrati invadenti la superficie come ignote presenze dell’oltretomba. Ed il punto di riferimento culturale per le sue preziose grafie è indubbiamente la ieratica arte bizantina.
La raffinata qualità della sua pittura metafisica si coniuga con quello che chiamerei il sentimento dell’arcano. Perché lo spazio rituale di tale poetica (si pensi alle misteriose “Piazze d’Italia di Giorgio De Chirico ) è proprio quello del mistero, non essendo dato all’uomo la facoltà di controllare a livello razionale, logico quanto appartiene ad una sfera diversa da quella sottoposta alla percezione dei sensi. Ma il lettore dovrà convenire sul fatto che l’arcano, il mistero non costituisce tanto l’essenza della pittura di Specchio, quanto piuttosto l’essenza della sua tematica: la donna a cui egli intende attribuire pittoricamente una definizione, forse secondo la propria esperienza ed il proprio vissuto esistenziale. Essa racchiude e dissipa allo stesso tempo il seme della vita, che si evolve in lei in modo misterioso. E’ un essere dialettico: alle fluttuazioni corporee fanno riscontro vivide le trame virtuali d’una meraviglia spirituale alla quale è dovuto, secondo il nostro artista,l’omaggio floreale come una divinità. Sovente Specchio nelle sue composizioni inserisce elementi floreali da leggere non tanto come frammenti decorativi, bensì come esternazione sulla tela d’un sentito, profondo sentimento di latria nei confronti della donna.
A conclusione di questa testimonianza vorrei aggiungere che il nostro artista si attiene ad un codice che lo porta alla trattazione incorporea dei corpi, con un gusto tipicamente trecentista,disseminando il testo di simboli e sovrasensi indispensabili per la comprensione della sua filosofia di vita:pertanto una pittura che pur nella sua identificabilità iconica, si stacca dal vero per approdare al regno dei sogno ove tutti i riti si celebrano attraverso metafisiche apparizioni dall’invidiabile probità estetica.
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