Santoro
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VINCENZO SANTORO
   

Vincenzo Santoro nasce a Popoli (PE)  nel 1935 ma da anni vive ed opera ad Alanno (PE). Pittore autodidatta, figurativo!

.. Santoro ha la virtù di sapere tenere una linea tutta propria nell’esprimere con vivacità di colori e con punte astrattistiche i fiori, la frutta, gli alberi, insomma la natura…
( Leo Strozzieri) commento edito su Controvento n° 3 Giugno 1976

FIORI E FRUTTA NELLA PITTURA DELL’ARTISTA
Recensione di Giovanni Marzoli

Elementi congeniali alla natura artistica di Vincenzo Santoro sono i fiori, la frutta, gli ortaggi. Quando li ritrae sulla tela, egli non ha nemmeno bisogno di tenerli davanti, tanto i modelli li ha dentro di sé, ben impressi, in qualsiasi momento. Ma per comprendere questa predilezione occorre rifarsi alla sua infanzia irrequieta e alla sua avventurosa adolescenza. Il Santoro nutriva una gelosa segreta passione per le arti, specialmente per quella figurativa:disegnava e dipingeva di nascosto. Innamorato della natura, conquistava di giorno in giorno, a proprio rischio, la libertà per conoscerla meglio e amarla di più. E nel rivendicare a se stesso la libertà dell’azione e dell’espressione, ingigantiva dentro, spiritualmente, nella solitudine e nel raccoglimento.
Si rifugiava nella campagna(di cui conosceva – e conosce – la bontà d’ogni frutta e d’ogni erba), si sperdeva lungo le sponde dei fiumi e dei laghi ( è ancora oggi un patito della canna e potrebbe adoperare le più perfide astuzie per far subito abboccare i pesci all’amo), era – ed è – un tenace ricercatore di sorgenti sui monti d’Abruzzo, di cui racconta vita e morte e miracoli. Ma per esaudire simili richiami doveva marinare spesso la scuola; e per non subire i conseguenti rimproveri paterni, fuggiva spesso di casa. I suoi rifugi li conosciamo: la dove trovava il necessario per sostenersi: pesci, selvaggina, frutta, verdura e acqua purissima! Ora, cresciuto d’anni, non abbandona il suo lavoro, ne si esime minimamente dalla responsabilità che la famiglia impone, tuttavia nei giorni di vacanza va a pesca oppure a caccia. Ma, per il suo mestiere, le  vacanze vere e proprie sono rare; mentre sono probabili brevi margini di riposo. Penso ch’egli abbia approfittato proprio di questi intermezzi di tempo, di questi spazi a disposizione, per incrementare i suoi studi e dedicarsi maggiormente all’arte. Giunti qui, è facile indovinare come abbia raggiunto un siffatto genere di pittura. Ed è altrettanto facile immaginare di quali figure si riempino le sue tele. La tavolozza di Vincenzo Santoro è fresca, smagliante, festosa di colori e – starei per dire – di profumi e sapori… Sì, dipinge anche paesaggi, è ovvio, ma dove meglio rivela la sua sensibilità interpretativa è sempre nei fiori, nella frutta, nella verdura:soggetti essenziali per esprimere più compiutamente la sua fervida e fantasiosa vena pittorica….

VINCENZO SANTORO: SEMPLICITA’ E TALENTO recensione di Alfonso Amorose
Vincenzo Santoro è un uomo semplice e buono, che ama la vita: il suo lavoro, la pittura, la pesca, danno alla sua esistenza un senso pieno del vivere che traspare dallo sguardo gioioso e sereno, dal dolce sorriso comunicativo. La premessa può sembrare di maniera, eppure, è forse indispensabile per iniziare un discorso sulla pittura di Santoro. Mai come in questo caso, è arduo comprendere l’artista senza conoscere l’uomo. Santoro è un uomo mite e paziente, di poche parole, schivo ma generosissimo. Lavora tutta la notte nel suo laboratorio di panettiere, del quale è estremamente orgoglioso; al mattino, dopo aver dormito un paio d’ore, dipinge o, se è bel tempo, va a pescare. E’ un autodidatta che non si dà pena di atteggiarsi ad artista di successo, anche se la sua personale alla “Petite Galerie des Arcs” di Alanno è stata accolta con favore sia dai critici che dal pubblico. Gli basta poter dipingere ciò che vede, ritraendo le cose nel modo “normale” in cui a lui, uomo semplice, appaiono. Nessuna sorpresa, dunque, se tutta una grossa tela è occupata da un immenso peperone verde, o da un cavolo, riprodotti in ogni particolare, concedendo alla fantasia unicamente il gusto d’inventare i giochi d’ombre. La produzione di Santoro si divide fra paesaggi e nature morte, con netta prevalenza di queste ultime. E giustamente. Perché, mentre i paesaggi, pur arricchiti da un suggestivo cromatismo, denotano una certa ingenuità quasi naive nella prospettiva e nelle proporzioni, nelle nature morte l’artista si rivela maturo nella capacità di cogliere l’essenza reale degli oggetti e di collocare gli oggetti stessi nella loro naturale, autentica dimensione.
Così, nei quadri raffiguranti vasi con i cardi (uno dei soggetti preferiti dall’autore), i fiori, posti su uno sfondo indefinito, discreto, godono di una straordinaria luminosità che ne valorizza appieno ogni particolare, dal tortuoso andamento dello stelo allo spinoso sviluppo della corolla. Ancor più ci ha colpito una natura morta con frutta, un piatto ed un’anfora in cui il soggetto, in penombra su uno sfondo scuro, sembra restituire i pochi raggi di luce che il primo piano gli concede; un dipinto pieno di suggestivi significati che sembra raccogliere, in maniera tanto più apprezzabile in quanto probabilmente inconsapevole, la lezione dei grandi maestri fiamminghi.

TONALITA DISPARATA E SUGGESTIVA NELLA PITTURA DI VINCENZO SANTORO recensione di Giuseppina Scotti
Scrivere di Vincenzo Santoro è un po’ come parlare della sua terra: l’Abruzzo, nel racconto dei suoi magici colori e dei suoi panorami. Egli vive prepotentemente a contatto di questa natura e la vede e la sente perfettamente congeniale alla sua ispirazione pittorica, così che ogni suo albero, ogni scorcio, ogni paesaggio vengono personalmente “rievocati”, resi vive creature, sognanti una vita propria, nell’esaltazione del colore e del proprio istintivo sentire che in Santoro diviene libera espressione d’artista. Egli usa tecniche varie, dal carboncino  all’acquerello, dall’olio al pastello, perché tutto ciò che è utile a disegnare, a dipingere, è per lui fonte di creatività, che non si esplica soltanto nel paesaggio, ma anche nelle “nature morte”, sempre ben concertate, nello studio della figura, nei fiori, anche se questi ultimi soffrono di staticità, cosa che non si riscontra invece nelle “nature morte” o nei paesaggi. In esse ogni componente è cosa viva, è realizzazione dettata dall’istintività, ma curata nella scelta dei toni che risultano forti e teneri nella varietà più naturale.

Ritornato ad una dimensione più attinente alla realtà, dopo un periodo in cui Santoro amava ingrandirla, colpiscono la sua volontà di studio e di impegno, che egli svolge nel suo io e nella penetrazione di tutto ciò che lo circonda, perché da ogni cosa egli vuole imparare a proseguire nel campo dell’arte. Nei paesaggi egli e compartecipe dello svolgersi delle stagioni:egli ne coglie ogni sfumatura, ne svela ogni anfratto, si libra, con il suo amore, al di sopra della contingenza, per realizzare tele “liriche” , di un lirismo senza esasperazione, colmo di tanta pittorica fantasia, di dolce abbandono nell’incanto dei boschi, della macchia, del fruscio dei ruscelli, delle magiche ombre-luci delle montagne, delle tonalità più disparate e suggestive. E suggestione profonda Santoro sa creare, fondendo “atmosfera” e “carattere” nei suoi quadri.