VIOLETTA MASTRODONATO
   

Pittrice autodidatta, Violetta Mastrodonato è nata a Capodistria. Vive ed opera a Montesilvano. Sulla scena artistica da oltre un trentennio, ha tenuto mostre personali  a Città S. Angelo e Pescara.Ha preso parte a rassegne d’arte in diverse parti d’Italia, ottenendo premi e riconoscimenti di critica e di pubblico. E’stata recensita dai critici E.Pulitici. P. Capone, S.Perdicaro, Leo Strozzieri ed altri.; su quotidiani, riviste e volumi d’arte come Il Messaggero,Il Centro, Sipario, Intercity, Artleader, Top Art, Antologica leopardiana,L’Elite, e in varie televisioni locali. Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private  italiane ed estere, in particolare negli Stati Uniti. In permanenza presso l’Ancis Arte di Pescara.

.... Nelle sue opere pittoriche, animate da una straordinaria forza espressiva, Violetta Mastrodonato realizza il trasfert di vivissime emozioni che denotano sensibilità e attenzione per problematiche di vasto respiro umano e culturale. Varie le tematiche da cui la fantasia e la capacità di riflessione dell’artista si lasciano coinvolgere, spaziando dalla mitologia alla cronaca quotidiana, per attingere contenuti legati soprattutto alla sfera esistenziale. La meditata analisi di stati d’animo ed eventi, spesso drammatici, si converte in una figurazione originale ed emblematica, dove i soggetti si dispongono con scultorea fisicità, modellati da colori decisi, ben ritmati dalla spatola sì da conseguire baluginanti vibrazioni di luci e di toni…..(Salvatore Perdicaro) >>>>

…<<<<  La verità più profonda ed inconfutabile della pittura di Violetta Mastrodonato, artista originaria di Capodistria, ma residente in Abruzzo da anni,è legata a certe risultanze proprie di una nuova visione della realtà, seguita alla storica stagione linguistica della poetica informale, che a partire dai primi anni ’50 imperversò nel campo delle arti visive, della pittura soprattutto, ma anche della ricerca plastica. Se la realtà è “ordo”, logica ed armonia, qualità da esprimere attraverso un linguaggio apollineo nel suo andamento, l’informale rappresenta una valenza, un’orgia dissacratoria nei confronti di questa dedizione incondizionata ai valori formali ed estetici:l’esperienza di tutti i massimi esponenti di quella che venne chiamata “ Art Autre”, non solo italiani ed europei,ma mondiali, documenta questa nuova situazione, metafora, di quell’apologia del soggettivismo che ha le sue radici filosofiche nel pensiero kantiano e quelle linguistiche nell’impressionismo.
Dopo l’informale è guerra aperta tra visione oggettiva della realtà e rivendicazioni del primato del soggetto in campo artistico.
Fatta questa premessa metodica, va rilevato che la nostra brava artista, mai presa dalle bramosie d’una esperienza realistica, intesa come tentazione d’una pittura basata sulla prassi descrittiva dei dati reali, pur tuttavia sempre ha avuto quale riferimento tematico la realtà, ovvero il paesaggio,la figura, le architetture urbane. Lei ha saputo mediare, fin dalle prime prove risalenti agli anni ’90, pervenendo ad un invidiabile equilibrio, le esigenze di una coscienza iconica di stampo tradizionale con le formulazioni innovative del ‘900.
Questa singolare avventura che non va attribuita a studi accademici, ma frutto d’un problematicismo, interiore, può essere così  sintetizzata: dopo aver indossato i panni informali per uno slancio anarchico liberatorio, Mastrodonato avverte l’esigenza di restare ancorata all’immagine, forse per un qualcosa di classico, starei per dire di rinascimentale insito nella sua personalità. Una linea tutta italiana  entro la quale l’artista decide di operare, ma che  già aveva avuto illustri protagonisti nell’ambiente artistico bolognese ad opera di un critico di rara sensibilità, quel Francesco Arcangeli a cui si deve la geniale esperienza  dell’Ultimo Naturalismo.
 Il sentimento percettivo dell’icona, tipico della cultura mediterranea sorprendente ove si pensi all’origine pressoché mitteleuropea della nostra Violetta, che quindi ha saputo assorbire nell’operoso periodo di residenza in Abruzzo quella imprimitura umanistica sconosciuta a tanti suoi colleghi d’oltralpe.
Ed anche quella certa vena di primitivismo che si intuisce in talune sue opere ove sono raffigurati scorci architettonici, nasconde l’intenzione di provocare un riferimento affettivo con la nostra tradizione.
La forte validità di quella interpretazione critica è consequenziale al fatto che Mastrodonato, pur aderendo sul piano linguistico all’informale,rasenta accenti naturalistici non molto distanti da tanta pittura definita nell’immediato dopoguerra “ Nuova Figurazione”, che sappiamo essere stata praticata talvolta con accentuati intenti ideologici.
Non è apologetico affermare che Violetta Mastrodonato è un’artista coerente. Coerente da un lato all’urgenza di modernità di cui il suo spirito inquieto imbevuto; per l’altro coerente alla dimensione lirica e memoriale della classicità  con il dovuto rispetto per i valori formali ed estetici. Con sapienza e destrezza l’autrice riesce a coniugare modernità e memoria a riprova d’un profondo intimo ordine che domina senza dittatura la sua fantasia.
Questa opzione dialettica, vera scelta di campo che sottintende una possibilità metodologica di controllo razionale del caos informale, va ora analizzata nei suoi passaggi decisivi. Innanzitutto mai le scene raffigurate si enunciano per dovizia di particolari, bensì con tangibile essenzialità alla quale sono  di ausilio i segni plasticamente incisi sulla tela. Al minimalismo iconico si affianca sovente con macchie cromatiche esplicitamente allusive d’una instabilità impressionistica e macchiaiola, il movimento  danzante propositivo d’una spazialità tutta particolare.
Ma poi l’intenzione materia, suffragata da un rigoroso cinetismo luministico imprevedibile sulle porosità delle superfici.
E’ come se le sue visioni fossero registrazione dei fondali marini; in realtà la corrosione, giocata in chiave  cromatica su tonalità rosa-brune spinta dall’esasperazione diviene nelle mani dell’artista il  mezzo più idoneo per estrinsecare quella simpatia espressionistica che da sempre l’ ha affascinata. In tal senso la sua pittura diviene metafora o meglio metalinguaggio del proprio io a cui  è dovuto un riscatto e una catarsi.
L’attitudine di Violetta Mastrodonato alla poetica informale, pur nei suoi risvolti purificatori, passa per il concretiamo materico, dal quale emergono brani iconici a guisa di fantasmi e maschere, o meglio ancora ectoplasmi di origine onirica.
In questa perenne oscillazione tra l’indistinto caotico e la disposizione a formule espressive figurali, risiede il fascino di queste opere che ostentano provocatoriamente una razionalità in continua  sparizione: il tutto da leggere quale racconto pittorico d’una propria esperienza esistenziale.
In definitiva dipingere per lei equivale alla presa di certe immagini interiori depositate in seguito ad un complesso processo di sedimentazione: immagini quindi desunte non tanto dal perimetro visivo-percettivo  della realtà esterna, quanto piuttosto da una virtuale spazialità psicologica. E’ dunque la sua pittura essenzialmente introspettiva, certamente in una con testualità avanguardistica  quanto a linguaggio e problematiche sociali... ( Leo Strozzieri )