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Ora è la volta della giovane Vilma che ha deciso di allestire la sua prima esposizione proprio in un territorio dalla straordinaria tradizione culturale. Leggendo attentamente i suoi lavori, soprattutto recentissimi ci si accorge come fonte privilegiata sia senz'altro la realtà esterna, la natura nella sua pienezza coloristica e formale al limite di una dichiarata plasticità, però non mancano chiari riferimenti al suo mondo interiore, alle più intime sue pulsioni. Questa lettura di un duplice apporto d'ispirazione è suffragato dalle lucidi osservazioni della curatrice che ne individua le connotazioni psicologiche allorché rileva come "certe situazioni oniriche rappresentano per l'autrice la strana maniera di raccontarsi attraverso associazioni di componenti plastiche che hanno il grande merito dell'immediatezza, riuscendo a trasmettere perfettamente all'osservatore uno stato emotivo e in fin dei conti un modo di essere."
Ecco, fondamentali in lei due elementi riguardanti rispettivamente la poetica di riferimento e l'approccio alla creatività. Se la scrittura evidenzia notevoli influssi desunti dall'espressionismo grazie all'uso di un cromatismo robusto che sembra avvolgere le scene e le singole figure d'un manto caldo seppur di fattezze quaresimali, la creatività si dipana in una catena di momenti e situazioni dai contorni onirici che poi fungono da novità strutturale e compositiva come si conviene a verità non di ordine logico, ma psicologico. Si vuol dire che la pittura di Vilma è un racconto assai ben definito, però con appendici di fantasiosa anarchia, proprio come accade ad un sogno che pur di consistenza visiva, sarà sempre irrorato di imprevedibilità. Si pensi a certe opere di Salvator Dalì, per intenderci.
Si vedano a questo proposito due tra le opere esposte, ovvero I colori del borgo e Non svegliarmi ancora. Nella prima c'è l'apologia dell'approccio plastico e parimenti i giusti connotati d'un racconto fiabesco in osmosi linguistica con il sogno purificatore. Nell'altra invece l'intima coesione del personaggio femminile con l'ambiente circostante in certo qual modo propone un'esperienza surreale, luminosissima ma al tempo stesso contraddittoria in virtù della dialettica tra la grafia limpida e l'atmosfera della figura dormiente.
Per essere la prima sortita ufficiale attraverso una personale ben organica, la mostra risulta davvero sorprendente e ci consegna una pittrice di talento che sicuramente avrà un meritato successo di pubblico e di critica. La mostra nell'autunno sarà proposta anche a Pescara ed il pubblico della terra adottiva avrà modo di scoprire un nuovo talento.

Leo Strozzieri